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U' Scazzamurrill' appare all'improvviso. E' uno gnomo simpatico e dispettoso, che mangia solo frittelle e regala tarì, le antiche monete del Regno di Napoli, alle belle ragazze. Da tempo a Torremaggiore non si vedeva più. Ma oggi ha deciso di riapparire...

domenica, febbraio 21, 2010

Le promesse non mantenute del centrodestra/ 3

Ancora una volta confermata la diagnosi: Di Pumpo/De Vita hanno fallito



Riprendiamo l'analisi delle promesse non mantenute del centrodestra. E' evidente a tutti, girando per Torremaggiore che l'ambiziosa lista di opere pubbliche che il sindaco Di Pumpo e i suoi ineffabili alleati, a partire dal candidato sindaco ex Forza Italia ora Pidielle Leonardo De Vita, è rimasta per lo più lettera morta. Il punto è: il programma era irrealizzabile già da allora? Oppure non sono stati capaci di realizzarlo? U' Scazzamurrill' non sa se è peggiore la prima o la seconda ipotesi: nella seconda ipotesi sarebbero stati inetti, nella prima bugiardi.

"Sarà cura dell’Amministrazione procedere alla realizzazione delle seguenti opere pubbliche con finanziamenti regionali, statali e comunitari, alcuni dei quali già approvati:

Edilizia scolastica

  • Consolidamento e manutenzione della scuola materna comunale “Nicolas Green”

  • Completamento aule della Scuola Media Statale “Padre Pio”

  • Consolidamento e manutenzione edificio scolastico Scuola Media “Padre Pio”

  • Consolidamento statico e ristrutturazione del padiglione centrale della scuola “S. Giovanni Bosco”

  • Costruzione asili nido nella zona nord e nella zona sud

Beni Culturali e Archeologici

  • Istituzione e Valorizzazione del Parco archeologico di Fiorentino

  • Recupero del Castello Ducale per museo dei reperti di Fiorentino

  • Costruzione centro accoglienza e mostre attività culturali

Edilizia pubblica

  • Completamento Palazzo Uffici Giudiziari su largo Fosse

  • Consolidamento e restauro Palazzo ex Biblioteca e Palazzo ex Pretura

  • Contratto di quartiere - Accordo di Programma con ministero e regione per recupero del centro storico

  • Restauro palazzina ottocentesca in contrada Pagliaravecchia

Edilizia sportiva

  • Costruzione nuovi impianti sportivi

  • Realizzazione palestra scuola elementare “Emilio Ricci”

  • Recupero palestra scuola elementare “S. Giovanni Bosco”

  • Recupero, completamento e riattivazione impianti nel campo sportivo

  • Completamento e adeguamento del muro di cinta del campo sportivo

Strade

  • Riqualificazione di via Sacco e Vanzetti e Piazzale Di Vittorio

  • Pavimentazione con basole e ciottoli della strada antistante la facciata principale del Castello Ducale

  • Costruzione strada penetrazione zona PIP

  • Sistemazione strada per Lesina e altre strade esterne al centro abitato

  • Sistemazione strade rurali con finanziamenti POR.

Rete idrica e fognaria – Scolo acque

  • Riabilitazione e riqualificazione rete idrica del centro abitato (acquedotto pugliese) nent

  • Ampliamento rete della fognatura nera dell’abitato (no)

  • Ampliamento e razionalizzazione acquedotto rurale

  • Costruzione fogna bianca provinciale per San Severo (no)

  • Miglioramento rete scolante corsi d’acqua canale Ferrante e canale Funnone (no)

  • Canale di scolo acque zona San Matteo (no)

Verde pubblico

  • Riqualificazione Pineta Comunale (no)

  • Riqualificazione zona verde via San Severo (andò)

Cimitero
  • Consolidamento e manutenzione dei loculi del vecchio muro di cinta del Cimitero (no)

  • Ampliamento del cimitero e realizzazione loculi nel “campo D” (si) ma fa schif' a u caszz

Altri interventi

  • Manutenzione straordinaria dell’impianto di pubblica illuminazione

  • Completamento consolidamento frana zona Arena Cavata (no)

  • Intervento di caratterizzazione del sito dell’ex discarica comunale per rr.ss.uu. in località Resicata (no) problema discarica abusiva

  • Interventi di realizzazione e sviluppo rurale e ambientale (Progetto life- natura; partecipazione iniziativa comunitaria Leader+)."


Allora, a occhio, tra interventi completati e interventi iniziati - magari sotto elezioni - arriveremo al 20 per cento. A essere buoni. Per lo più si tratta di progetti in cui è preponderante il finanziamento dalle regione o dai fondi europei. Andiamo, però, su alcuni punti. Perché questa lunga lista contiente tanta fuffa e qualcosa di serio. E manco la fuffa s'è fatta tutta.

Lo gnomo farà alcune considerazioni, come si dice, a volo d'uccello. Il che non vuol dire che le cose che non cita sono state fatte.

- Sull'edilizia scolastica, vediamo tutti le condizioni in cui studiano i ragazzini. Da qualche parte hanno pur iniziato dei lavori. Ma iniziati, non vuol dire "fatti". E poi, proposito ma 'sti asili? Che fine hanno fatto?

- Sui beni archeologici e culturali. Evvabbé hanno fatto un intervento per il parco archeologico di Fiorentino (non accompagnato da alcuna politica culturale e di accoglienza, per cui resta un intervento che non serve a una minchia). Ma dove sta il "recupero" del Castello Ducale? Dov'è il "centro accoglienza mostre e attività culturali?" Ne avete traccia?

- Andiamo all'edilizia pubblica. Il "mostro", cioè quello scheletro che doveva essere il nuovo palazzo di giustizia, sta là orrendo come sempre. Il consolidamento dell'ex pretura lo si sta facendo, sì, ma con i soldi della Regione e dei tanto vituperati (dalla destra) Bollenti spiriti (o no?).

- Per quanto riguarda l'edilizia sportiva, andate a chiedere alle due società sportive di Torremaggiore cosa pensano della situazione del campo sportivo. Stanno, giustamente, incazzati neri. Il campo sportivo è un disastro. Poi, sulla questione del muro di cinta, viene da chiedersi la cosa che tutti si chiedono a Torremaggiore: ma che hanno fatto dei preziosi mattoni?

- Sulle strade, come tutti vedete, stiamo a Beirut. Qualcosina, come sempre accade, l'hanno fatta sotto elezioni. In fondo spandere un po' di catrame, si fa in mezza giornata. Di serio, strutturale, praticamente niente. Peraltro, c'è un pezzo di Corso Matteotti (la strada-vetrina della città) che sta cedendo. E, comunque, ma dov'è la riqualificazione di via Sacco e Vanzetti?

- Relativamente alla rete idrica e fognaria, poco o nulla è stato fatto. Qualche volta scoppiano tubi e interviene l'Acquedotto pugliese (non certo il comune). Comunque, la via provinciale di San Severo continua ad allagarsi a ogni quatt' stizz' d'acqu'. Insomma, che interventi hanno mai fatto? E, se pure li avessero fatti, che cosa hanno risolto? Ve lo dice lo gnomo: nu' cazz' d' nent'.

- Per quanto si riferisce al verde pubblico, parliamo del vuoto pneumatico. La Pineta è praticamente MORTA. Hanno fatto un progetto faraonico che chissà se mai si farà e se si facesse sarebbe il classico rimedio peggiore del male. Comunque sia, allo stato, la Pineta non è stata riqualificata. E sul verde di via San Severo, non si capisce manco di cosa parliamo...

- Il cimitero è sempre lo stesso disastro. Ovviamente nella zona nuova si sono dovuti costruire altri loculi (e cert', la gente muore, mica aspetta a morire dopo la fine della consiliatura). Ma la zona nuova fa semp' schif'...

Insomma, in conclusione, possiamo dire che anche relativamente a questa parte del programma, la premiata coppia Di Pumpo/De Vita non ha fatto quasi nulla. Il poco che è stato fatto (o meglio, quasi sempre, solo iniziato) è stato perché sono arrivati soldi in particolare dalla Regione, guidata dalla sinistra e da quel Vendola che la destra torremaggiorese tanto aborre.

Resta anche in questo caso la domanda: la destra torremaggiorese non ha mantenuto le promesse. Perché rivotarla?

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domenica, febbraio 07, 2010

L'Aquila, il terremoto è sempre

A dieci mesi, ancora tutto da fare...



Francesca aspetta un bimbo. E' un maschietto e ne è felice. "Però, scusa, quando nasce, dove lo porterò a passeggiare?" chiede all'improvviso e tu resti zitto, perché l'Aquila oggi, a dieci mesi dal terremoto, è una mano che ti stringe la gola e t'impedisce di parlare.

Dove andrà a passeggio il bimbo di Francesca, che non ha ancora un nome? Ti guardi attorno e vedi una città fantasma. Camminare per il corso dell'Aquila in un sabato del febbraio 2010 è un'esperienza dolorosa e straniante. Soprattutto se hai conosciuto questa splendida città prima dell'arrivo del mostro. E' come se il filo della sua antica storia fosse stato all'improvviso reciso.



Chiunque creda che il terremoto dell'Aquila sia stato alle 3.32 del 6 aprile 2009 si sbaglia. Il terremoto è oggi. E non lo è solo per i vigili del fuoco che, da quel giorno, continuano a lavorare e guadagnarsi l'ammirazione degli aquilani. Non lo è solo per gli aquilani, che sperano di tornare nelle loro case. Il terremoto è oggi, qui, per tutti noi, perché è solo all'Aquila che questo declinante paese, l'Italia, può capire se è ancora in grado di rialzarsi in piedi.

Le parole di Francesca entrano nelle orecchie e feriscono per la loro naturalezza. "Qua è morto un amico, l'hanno estratto vivo dopo sei ore che scavavano, ha respirato un'ultima volta e se n'è andato", racconta con calma. Mura diroccate, crepe, macerie. Non ce la fai neanche a tirare fuori la macchina fotografica, con cui volevi "documentare". Le Nikon non colgono il silenzio, come non registrano il buio notturno dei palazzi del quartiere di Pettino.

E' al centro dell'Aquila che capisci quanto c'è ancora da fare. Transenne ovunque, perché i vicoli sono pericolosi. E questa non è la cronaca del "giorno dopo": sono passati ormai dieci mesi dal sisma. C'è ancora tutto da fare, la gran parte delle strade del centro è impercorribile, perché non ci sono stati neanche i puntellamenti e i primi interventi per la messa in sicurezza.



Non è questione di far polemiche. Certo, ce la raccontano ogni giorno quest'Aquila "ricostruita", ma qui siamo ancora all'anno zero. Hanno scelto una strategia - grandi investimenti per i nuovi agglomerati del cosiddetto Progetto Case - e capiremo solo col tempo se è stata una strategia riuscita o meno. L'Italia, purtroppo, è il paese del Belice e dell'Irpinia. Però è evidente che nessuno può dire oggi che l'Aquila sia stata ricostruita. Non lo è nella sua identità urbana e culturale, non lo è nelle vite della sua gente, non lo è nelle loro teste.

"Prima del terremoto, neanche lo sapevamo che l'Aquila ha 185 monumenti", dice Francesca. Tante chiese, tanti palazzi uno addossato all'altro. Se entri in uno dei vicoli, stranamente aperto per la prima volta, ti rendi conto che è tutto fermo al 6 aprile. In più, questo duro inverno, con l'acqua, la neve e il gelo, stanno mettendo sotto stress strutture spesso pericolanti. Il rischio di crolli è sempre, drammaticamente presente.

Per quanto riguarda la popolazione, molti si sono sistemati con mezzi propri, altri sono entrati nel cosiddetto Piano Case e stanno man mano ricevendo appartamenti. Ma sono ancora oltre 10mila quelli che stanno negli alberghi o nelle caserme. Oggi, che la memoria si scolora, finisci per leggere sul Centro, il quotidiano locale, che i circa 6mila sfollati sulla costa adriatica devono spendere oltre 600 euro al mese in media per la loro vita di pendolari. Hanno tolto il Viacard gratuito. Arrivano le bollette della luce per le case distrutte.



Dramma nel dramma, si susseguono anche i licenziamenti. Perché poi, non dimentichiamolo, se nel resto del paese c'è la crisi, all'Aquila - a parte i settori legati all'edilizia - c'è la crisi e il terremoto. Così, finisci per leggere sul fianco della collina di Roio una grande scritta fatta con le pietre: "Compel licenzia". Quanti posti di lavoro si sono persi in questi 10 mesi? Quanta gente è caduta all'improvviso in povertà?

Francesca spiega che ha sentito di vittime "oscure" del terremoto, oltre alle 307 che se ne sono andate quella notte maledetta. Persone che si sono fatte morire di disperazione. E, in fondo, non serve neanche evocare casi tanto drammatici per capire quale sia la situazione: la leggi negli occhi delle persone. Anche i tuoi amici li trovi cambiati rispetto come li conoscevi. L'esperienza del terremoto segna, è totalizzante e loro la stanno vivendo ora per ora.

Ma quel terremoto - dicevo - non è solo aquilano. Questo paese dovrà dimostrare se ha ancora un'identità, la capacità culturale e umana di ricostruirsi. E questa dimostrazione, la dovrà dare all'Aquila. Non abbandonando l'Aquila. Facendo in modo che il bimbo di Francesca veda riconosciuto il sacrosanto diritto a passeggiare per le strade della sua città.

Grazie a Fernando Pandolfo per tre foto fatte col telefonino.

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venerdì, febbraio 05, 2010

Le promesse non mantenute del centrodestra /2

Torremaggiore una Svizzera in Puglia o il bancomat dei ladri?



Torniamo a parlare dell'amministrazione comunale di centrodestra, che oggi presenta come candidato sindaco Leonardo De Vita. Abbiamo già analizzato le promesse non mantenute nel settore del turismo, oggi parliamo di un aspetto assai delicato: la sicurezza. Ecco cosa diceva il programma di Alcide Di Pumpo quando è stato eletto cinque anni fa:

"Per garantire la sicurezza a tutti i cittadini contro ogni forma di illegalità, criminalità organizzata, estorsioni, usura, droga, ecc., è necessario adoperare nuove strategie e favorire maggiore vigilanza e prevenzione del territorio.

GLI STRUMENTI:
· trasparente azione amministrativa;
· promozione di attività culturali nelle scuole e nel territorio di educazione alla legalità
· lotta all’usura e al fenomeno delle estorsioni;
· Osservatorio contro la criminalità;
· potenziamento degli organi di prevenzione e di controllo, ad iniziare dal Corpo Polizia Municipale, con adeguati mezzi a disposizione e l'adeguamento graduale del Corpo all’organico previsto, che consenta la possibilità di istituire il vigile di quartiere;
· adeguamento e aggiornamento del Piano Comunale per la Protezione Civile con il coinvolgimento delle associazioni di volontariato, la predisposizione di apposito ufficio, adeguati mezzi e risorse finanziarie;
· piano traffico urbano.
"

Bene! Bravo! Bis! Peccato che Torremaggiore sia stata in questi anni un bancomat a disposizione di tutti i ladri e farabutti della provincia di Foggia. Come lo gnomo ha continuamente denunciato, per anni. Certo, non sta al Sindaco da solo combattere. E però quando il sindaco dichiara che Torremaggiore è una città sicura, una specie di Svizzera in Capitanata - come ha dichiarato - vuol dire che non si ha proprio la percezione della realtà. E, se non si ha il polso della situazione, non si riesce neanche a dare risposte.

Orbene, qualche vigile l'ha assunto pure. Ma per tutto il resto? Quali sono i risultati che si sono ottenuti? Quel pur carente programma che cosa ha prodotto? La verità che, dopo cinque anni, stiamo allo stesso identico punto di prima. Anzi, peggio. Il Comitato per il Partito democratico a Torremaggiore, nel 2007, fece un sondaggio rilevando che un terzo dei commercianti aveva avuto richieste di pizzo. E quante macchine sono state rubate con richieste di riscatto? Quante rapine? Quanta droga circola? L'amministrazione - è vero - non poteva risolvere questi problemi da sola. Ma certo non aver fatto quasi una mazza non è che abbia contribuito a rendere più sicura Torremaggiore. Dove sono arrivati a rubare le pietre del cimitero, ricordiamolo.

Sul traffico, poi, l'amministrazione della destra berlusconiana ci ha fatto solo impazzire cambiando i cartelli ogni due giorni. Intanto, i semafori (che ti salvano la vita) so' tutt' sfascijt, certe strade sono piste da corsa (ma un paio di autovelox perché non metterli in certi punti? non per far soldi, ma per impedire che qualche idiota ammazzi la gente!) e il tappetino stradale sembra quello di Beirut. Aggiungerei anche che ha provato a chiudere mezzo corso (per lungo) mettendo i cessoni che ricorderete. Ha speso denaro pubblico, coi risultati che ricorderete.

Un discorso a parte poi merita un problema particolarissimo: quello dei cani randagi. Per lo gnomo è una questione di sicurezza. Perché prima o poi ci scappa il bambino sbranato. La situazione è a rischio. Anche in questo caso, il sindaco prima ha negato il problema, poi se n'è lavato le mani. Alla fine ha promesso un canile intercomunale. Ma, dopo anni, non se ne ha traccia. E cani sempre più incazzati e pericolosi girano liberamente per la città.

Allora, visto che non hanno mantenuto le promesse, perché rivotarli?

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martedì, febbraio 02, 2010

Nucleare no grazie (e De Vita come la pensa?)

Berlusconi se la faccia ad Arcore, la sua centrale!



La destra berlusconiana italiana vuole fare tante centrali nucleari. Fottendosene della salute dei cittadini, fottendosene del fatto che le tecnologie che s'intende adottare sono vecchie e pericolose. Ma se la fa sotto a pensare di dover rendere noti i siti dove queste centrali verranno collocate prima delle elezioni. Sembra un segreto di stato, temono di perdere i voti. Eppure anche su una scelta così rilevante dovrebbe formarsi l'opinione dei cittadini.

Orbene, Nichi Vendola ha denunciato il fatto che diversi siti per queste centrali sono in Puglia. Aggiungerei che, nelle vecchie liste per dove costruire questi mostri, c'era anche molisana Termoli, che è vicinissima a noi. A Termoli, in effetti, qualcuno si sta già muovendo.

A volere le centrali è il Pdl, il partito che a Torremaggiore candida per la carica di primo cittadino Leonardo De Vita. Al candidato sindaco u' Scazzamurrill' chiede: è pronto a mettersi contro il suo partito quando si dovrà combattere per impedire che i nostri territori siano definitivamente ammazzati da questo progetto scellerato? Oppure è favorevole al nucleare? Lo gnomo lo dice perché questo tema, nei prossimi mesi, potrebbe diventare molto, molto rilevante.

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venerdì, gennaio 29, 2010

Le promesse non mantenute del centrodestra /1

Non hanno rispettato gli impegni, perché rivotarli?



Allora, finalmente siamo in tema di bilanci. Le amministrative s'avvicinano e il centrodestra a Torremaggiore presenta candidato sindaco Leonardo De Vita, definito da u' Scazzamurrill' la più classica delle minestre riscaldate, e candidato alla Regione il sindaco uscente Alcide Di Pumpo, reduce da "passaggi" in innumerevoli partiti.

I sostenitori di De Vita, dove possono, vorrebbero sottolineare una discontinuità col Sindaco-Canguro. Strategia propagandistica, questa, che dovrebbe far incazzare Alcide. Ma non succede perché, appunto, è solo propaganda. De Vita, da un punto politico, è una brutta copia col trench di Alcide. E non può fare che peggio. Il che è tutto dire.

Quando lo gnomo afferma che le amministrazioni Di Pumpo sono state un fallimento dal punto di vista dello sviluppo e della creazione di un'idea di città, ne parla in maniera documentata. Anche perché mentre alcuni redivivi in tempo d'elezioni si gingillavano, u' Scazzamurrill' raccontava, denunciava, parlava.

E, per non dire semplici parole al vento, intende d'ora in poi avvalersi del programma in base al quale Di Pumpo nel 2005 è stato eletto sindaco di Torremaggiore. Era un papiello di 10 pagine, intitolato "Uniti per Torremaggiore", in cui si promettevano mari e monti. Oggi lo gnomo vuol ricordare quel che Di Pumpo prometteva in campo di promozione del turismo.

"Sarà incrementata l'offerta turistica, attraverso la valorizzazione dei beni culturali esistenti nel territorio e principalmente: il Castello Ducale, il Centro storico medievale e settecentesco mediante l’attuazione dei Contratti di Quartiere II, le Chiese ed altri monumenti, in collaborazione con l’Istituto Tecnico Commerciale “T. Leccisotti” di Torremaggiore – Indirizzo turistico.

Si punterà inoltre su importanti interventi qualificanti, quali:
1. istituzionalizzazione del Parco Archeologico di Fiorentino e prosecuzione di nuove campagne di scavo;
2. potenziamento della musealizzazione dei reperti di Fiorentino nel Castello Ducale;
3. creazione di un consorzio con gli enti locali limitrofi per sviluppare la rete delle realtà museali del territorio;
4. sostegno al progetto “Itinerari di Federico II nell’Italia Meridionale”, promosso dal Ministero delle Attività Produttive, cui partecipano l’A.P.T. della Basilicata e le città federiciane di Puglia e Basilicata.

Si continuerà a pubblicizzare la città di Torremaggiore, inserendola in circuiti turistico-religiosi, legati alla vicinanza con San Giovanni Rotondo e Monte Sant'Angelo, e nei percorsi normanno-svevo-angioini, mediante:
- attivazione sul territorio di un servizio di operatori turistici e guide;
- studio analitico di percorsi storico-culturali ed ambientali del territorio;
- siti on-line;
- riviste specializzate;
- valorizzazione dei prodotti dell'artigianato locale e della nostra terra;
- sviluppo di una rete di offerta turistica integrata, attraverso una ricerca storico-archeologica sul territorio per il recupero delle masserie fortificate dell’agro, casolari, borghi di valore etnografico, e per la rivalutazione delle strade dell’ex transumanza, da dichiarare patrimonio culturale dell’umanità.
"

Orbene, avete visto un qualche incremento dell'offerta turistica? Orde di tedeschi e giapponesi si sono riversati su Torremaggiore con macchine fotografiche al seguito? Dov'è la valorizzazione del Castello Ducale, dove quella del Centro storico medievale? U' Cudacchije è stato forse valorizzato? Tralascio tutto il discorso su Fiorentino, dove qualcosa avranno pure tentato di fare, ma senza ottenere alcun risultato pratico sul fronte turistico. Andiamo invece sull'attivazione di guide turistiche, siti, tricchetracche e castagnole. Ando stann'? E i copiosi articoli sulle riviste specializzate? Li avete forse letti? Oppure avete notizia dello sviluppo di una "rete turistica integrata" e di qualche passo fatto con l'Unesco, l'agenzia per la cultura dell'Onu, che fornisce lo status di "patrimonio dell'umanità"?

Insomma, s'è fatta un po' di fuffa, buttando denaro pubblico. E niente più. Leonardo De Vita ha scelto come slogan: "Trasparenza e coerenza per la crescita di Torremaggiore". Bene, per trasparenza, dovrebbe dire ai cittadini: "Non abbiamo mantenuto gli impegni presi nel nostro programma".

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martedì, gennaio 26, 2010

De Vita, una minestra scotta. E' ora di cambiare menù!

Dopo gli anni bui della destra, con Vincenzo Ciancio ci attendiamo concretezza e fatti



E' stata una dura battaglia, quella per impedire che a Torremaggiore operazioni trasformistiche venissero imposte dall'alto al Partito democratico e alla coalizione di centrosinistra. Alla fine, il Pd ha dimostrato di avere la spina dorsale diritta, gli alleati si sono dimostrati leali e ora comincia l'impresa più dura: battere la destra.

Come avrete visto, il paese è stato invaso da maxicartelloni, gigantografie del candidato di destra Leonardo De Vita. Rivendica un'"esperienza" che, volendo, si può chiamare anche in un altro modo. E sì, perché De Vita e il partito di cui è espressione (Pdl) sono stati e sono l'ossatura dell'amministrazione Di Pumpo. Quindi, quel che ci attenderebbe con De Vita sarebbe la continuazione della lenta e marcescente agonia di Torremaggiore.

Cos'ha fatto quest'amministrazione (con tutti i suoi rimpasti e con tutte le sue maggioranza partitiche mobili, di cui ha fatto parte pure l'Udc) in questi anni? C'è stata una svolta a Torremaggiore? Voi l'avete vista? Le strade del paese sembrano quelle di Beirut (ah, ma sotto elezioni magari nu' poc' d'asfalt' u men'n) e dal punto di vista della sicurezza Torremaggiore è il bancomat di tutti i ladri e fetenti della provincia. La città è invasa da cani randagi e, nonostante le promesse che risalgono ormai ad anni fa, non è stato fatto nulla. Siamo in una situazione in cui si arrivano a saccheggiare le pietre del cimitero. L'economia è boccheggiante, non si è vigilato sul territorio, dove i cittadini hanno dovuto urlare l'esistenza di una discarica (vedi Chiant' chian') , dopo che venivano sistematicamente snobbati.

Dal punto di vista della cultura e delle politiche giovanili è il deserto, Non c'è più una biblioteca, di fatto. Non è stata fatta alcuna politica seria per promuovere i talenti giovanili. Si sono inaugurate solo inutili, brutte piazze, con statue di papi annesse, come se qualcuno volesse aprirsi una via scultorea al paradiso. E, intanto, i nostri giovani emigravano e nessuno che cercava una ricetta per dare loro una prospettiva. Salvo riproporre il solito, vecchio strumento del clientelismo politico, che non è una cura, è un tumore.

Questi sono stati gli anni della destra a Torremaggiore. E' ora di chiudere questa pagina triste della storia del nostro paese e di dar vita a una svolta netta. U' Scazzamurrill' si attende da Vincenzo Ciancio un programma forte, innovativo e concreto e si aspetta che lo realizzi. De Vita l'abbiamo già "assaggiato", è un Di Pumpo ancor meno efficiente, una minestrina riscaldata e scotta. E' ora di cambiare menù.

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martedì, novembre 03, 2009

Totò, Peppino e la speculazione

Totò spiega a Peppino cosa c'è all'origine della crisi economica che stiamo vivendo.


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lunedì, novembre 02, 2009

Agricoltori domani in piazza, urge cambiamento classe dirigente

La politica locale incapace di porre al centro dell'attenzione i problemi dell'economia vera

Domani gli agricoltori della provincia di Foggia scenderanno in piazza. U' Scazzamurrill' è con loro. Il governo ha fatto saltare ogni ipotesi di fondo di sostegno per le aziende agricole, mentre i prezzi che vengono pagati per la produzione agricola sono in caduta libera. Un cappio stretto al collo della nostra economia, con le imprese che non hanno i soldi neanche per programmare i prossimi raccolti.

La politica, al di là del governo (sensibile evidentemente solo ai piagnistei dei produttori di latte del nord, quando portano voti alla Lega), dimostra di essere del tutto incapace d'incidere sulle scelte. I politici locali non hanno mostrato alcuna tendenza a fare blocco e portare risorse per il nostro territorio. Forse ne hanno anche poca volontà: la loro testa probabilmente è concentrata come sempre susanità e mattone, settori che portano badilate di voti clientelari. Del cuore vero della nostra economia, se ne fottono.

La vertenza degli agricoltori foggiani dovrebbe essere una grande questione nazionale. Invece, vedrete, che i grandi mezzi d'informazione nazionale l'annegheranno tra troie, trans, propaganda e finti allarmi influenza. Segno evidente che i nostri territori devono cambiare classe dirigente, promuovere la partecipazione diretta dei cittadini che sostengano i propri interessi legittimi e si rendano protagonisti di una vera stagione di lotta.

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giovedì, ottobre 08, 2009

Una Banca del Sud? Meglio tardi che mai

Ma il Sud già ce l'aveva...

Recentemente è ripreso il dibattito sulla possibilità di avere una Banca del Sud, cioè un grande istituto di credito che aiuti il Meridione a ripartire dopo anni di declino dovuto anche alla scarsa capacità di reperire capitali.

U' Scazzamurrill' capisce poco di banche e quest'idea - sostenuta dal ministro dell'Economia Tremonti - secondo lo gnomo è buona. (A proposito, come vedete u' Scazzamurrill' pur essendo di sinistra è pronto a dire quando la sinistra sbaglia o quando la destra propone qualcosa di buono).

Non può però non rilevare una contraddizione, tra le tante contraddizioni italiane. Il Sud una banca ce l'aveva già: si chiamava Banco di Napoli e, quando l'hanno fatta saltare, era la più antica banca del mondo (anche perché aveva una continuità operativa che il Monte dei Paschi di Siena, che rivendica questo titolo, non ha).

Nei confronti del Banco fu esercitata da parte del governo e dell'organo di controllo una severità ignota alle grandi banche del Nord, peraltro in un momento in cui il Banco stava esercitando una forza espansiva anche a Nord. Così, fu letteralmente svenduto per quattro soldi, e oggi il Sud non ha più una sua grande banca. Allora ben venga la Banca del Sud, se sarà una vera Banca del Sud. Meglio tardi che mai.

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martedì, settembre 15, 2009

Torremaggiore, un paese italiano

L'"accordo-pasticcio" sui cessoni del corso, ennesima prova d'incapacità amministrativa

A guardare l'accordo che il sindaco ha raggiunto coi commercianti (a proposito, ma parti interessate erano solo i commercianti, o magari anche tutti gli altri cittadini?), pare di capire che i cessoni restano e che invece salta la ztl...l'unico miglioramento pare essere lo spostamento delle panchine-ghigliottina, che erano un intervento palesemente insostenibile nella sua pericolosità.

Alla fine, non ha prevalso il buonsenso, ma il pasticcio. Anzi, a quanto si capisce, s'è deciso di spendere altri soldi pubblici per altri interventi (paletti??) apparentemente altrettanto inutili. Peraltro, a quanto pare, c'è anche qualcuno che intende far ricorso al Tar, tra i commercianti, contro quest'accordo. Pasticcio su pasticcio, insomma, per un'Amministrazione comunale inadeguata e incapace di rispondere davvero ai bisogni dei cittadini.

D'altronde, in ormai quasi cinque anni, non si riesce a rintracciare quale radicale intervento l'amministrazione del Sindaco-Canguro abbia messo in campo per portare sviluppo a Torremaggiore. Nulla di nulla. Ha sistemato in maniera indecente qualche brutta piazza, come quella alla Pineta con la fontana a forma di cuore (un kitsch disgustoso, francamente) e senza un filo d'ombra. Ha messo i cessoni nella piazza. Qualche mattone qua e là, ma nulla che serva davvero a programmare lo sviluppo a Torremaggiore.

Cosa è stato fatto per l'agricoltura? Cosa per attirare investimenti? Cosa per la cultura? Niente di niente. Chiacchiere e nulla più. Questo non vuole essere un bilancio dell'amministrazione che sta giungendo alla fine del suo percorso, perché quello u' Scazzamurrill' lo farà più avanti (più sotto le elezioni), e con ben altra ampiezza. Vuole essere uno sfogo.

Per anni questo blog ha chiesto delle cose ragionevoli e non ha ottenuto alcuna risposta. Solo insulti e pure, talvolta, qualche velata minaccia di qualche fan un po' troppo sfegatato dell'amministrazione in carica. Continuerà a chiedere con la testardaggine e l'insolenza di chi sa di aver ragione. Nessuno, infatti, può negare che abbiamo un paese invaso da cani randagi, incapace financo di onorare i propri morti con un cimitero in ordine. Nessuno ha fatto nulla per attirare investimenti produttivi seri, ma si sono fatti tanti sprechi (come quello per l'ìnutilissimo parcheggio per i camper). Un paese in cui dominano - come sempre - le clientele, in cui non c'è ombra di rinnovamento, in cui neanche le inchieste giudiziarie suggeriscono ai politici di fare l'unico gesto degno possibile: rassegnare le dimissioni. Un paese italiano, in fondo. Non europeo, ma molto italiano. Nel senso peggiore del termine.

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lunedì, settembre 07, 2009

Basta medici candidati, via la politica dalla sanità


Lo si era visto alle primarie del Partito democratici, lo si era visto alle elezioni provinciali, lo si sta vedendo ancora nella preparazione alle comunali: i candidati sono tutti o medici o gente che ha a che fare con la sanità. Come se Torremaggiore vivesse solo di sanità. Tra l'altro se avere medici e manager dell'Asl candidati avesse migliorato la qualità della nostra sanità, a qualcosa sarebbe valso...ma manco quello: l'ospedale è stato quasi smantellato, i servizi so' na cacat', ogni tanto scoppia uno scandalo. Insomma, vengono candidate persone di quel settore, e non sono manco capaci di migliorarlo.

La verità è che questo vizio fetente che il medico o il manager della sanità automaticamente ritengono di avere un diritto acquisito anche a cariche politiche è il segno della malattia del nostro territorio, non la sua cura. Un territorio che mette al suo centro un settore assistito e assistenziale, che vede nel suo ospedale e nella sua struttura sanitaria un "postificio" in cui sistemare le clientele, è irreparabilmente destinato a non progettarsi, a non costruire un futuro, uno sviluppo. A vivere solo di clientele, appunto. Questo al di là delle persone che si candidano, che possono essere e spesso sono rispettabilissime. Io vorrei vedere candidati braccianti, artigiani, ingegneri, commercianti, quello che minchia volente. E invece rischiamo di vedere in giro solo medici e manager della sanità.

Nessuno vuole togliere loro il sacro diritto all'elettorato passivo, per carità. Ma mo' francament' bast'. Il consiglio di u' Scazzamurrill', al di là del partito che ritenete più vicino a più lontano, è comunque: non candidate e non votate medici o gente che ha che fare con la sanità! Se volete bene alla sanità e alla nostra città, votate quel che minchia volete, ma non loro.

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mercoledì, agosto 05, 2009

(Sup)Poste a Torremaggiore (ma la politica che fa?)


Vecchietti in fila per ore, ad agosto, nervosismo, addirittura qualche tafferuglio. Non succede in qualche paese socialista dell'Europa dell'Est negli anni della caduta del comunismo, ma - a quanto hanno raccontato a u' Scazzamurrill' - all'ufficio postale di Torremaggiore in questi giorni.

L'ufficio è stato appena riaperto dopo un lungo restauro. E' piccolo, ha pochi sportelli. Insomma, del tutto inadeguato a un bacino d'utenza come quello torremaggiorese. Se uno pensa che anche San Paolo di Civitate, un comune ben più piccolo del nostro, ha due uffici postali (o mi sbaglio?), è evidente che un solo ufficio a Torremaggiore è troppo poco.

E' evidente che la colpa è di Poste italiane, che non è capace di capire la cosa ovvia che andrebbe aperta una filiale. Però, ancora una volta mi chiedo: ma la politica che fa? Cioè: immagino che il sindaco qualche letterina garbata a Foggia, magari pure a Roma, l'avrà scritta. Ma, poi, finisce tutto là?

Capisco che rispetto a ben altre istituzioni pubbliche - vedi Ospedale e Asl - l'ufficio postale offre pochi posti in cui piazzare amici e amici degli amici al ceto politico locale. Ma questo non esime la politica dal dovere di battere i pugni, di rappresentarci. Fossi il sindaco di Torremaggiore, andrei a incatenarmi ai cancelli della direzione provinciale delle poste. Se non bastasse, lo farei a Roma. Insomma, farei un gran bordello. Ma non lo sono. Qualcun altro però lo è. Ne ha gli onori e le provvigioni. Qualche volta, perché non prendersene anche gli oneri?

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martedì, maggio 26, 2009

La mafia cresce tra noi


La mafia è tra noi. Chi ancora crede che il nostro territorio non sia invaso dalle metastasi mafiose, dovrebbe andare a leggere i rapporti sulla criminalità organizzata che da anni cadono inascoltati. La mafia c'è e si sente. C'è la "società foggiana", ormai ben famosa. C'è la mafia garganica, che ammazza pure gente rimasta in carrozzella. Ci sono le famiglie sanseveresi, capaci d'insediarsi a Quarto Oggiaro.

E' una mafia che si vede anche, plasticamente. Prendete "Desolation Road", come la chiama u' Scazzamurrill', ovvero la Statale 16. Una strada che è terra di nessuno. La polizia latita, i latitanti imperano. Ai bordi di quella strada (scassata e pericolosissima) ci lavorano gli schiavi, sotto l'abuso dei caporali. E poi ci sono le schiave del sesso. La strada è piena di queste povere ragazze. Molte sono nigeriane, altre chissà di dove.

Voi pensate davvero che i papponi (peraltro identificabilissimi...) siano gli unici beneficiari del business della prostituzione? Organizzazioni mafiose che hanno un perfetto controllo del territorio, più delle forze dell'ordine, non permettono che accadano cose che loro non controllino. Quindi, è evidente che una parte d'introiti, sicuramente importante, va alla mafia nostrana. Rafforzandola ogni giorno di più. Ogni "cliente" delle prostitute, rafforza la mafia e rende più difficile al nostro territorio di uscire dal degrado e dal sottosviluppo. Ogni cliente delle prostitute, è un criminale che avalla lo schiavismo. Ogni cliente delle prostitute deve essere un nostro NEMICO, perché è uno che aiuta la mafia.

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giovedì, maggio 14, 2009

Cani rabbiosi, il dibattito ferve /3




U' Scazzamurrill' ospita ancora un ulteriore intervento sulla questione dei cani randagi. Si tratta d'un intervento di buon senso. Con la speranza che qualcuno ascolti queste denunce.


Concordo pienamente con te Scazz. Ormai è diventato un problema di sicurezza del'intera popolazione, sia dal punto di vista dell'aggressione sia dal profilo prettamente sanitario.
Quindi chiedo sia all'Amministrazione che all'ufficio dell'ASL di competenza di prendere seri provvedimenti in materia.
Inoltre per quanto riguarda la realizzazione del Canile è nuovamente inserito tra i lavori pubblici da realizzarsi con una copertura finanziaria pari a 563.000 euro, con una previsione di iniziare il 31/10/2008. Ovviamente tale data è solo presunta, ma spero che si tenga conto del problema che diventa ogni giorno più serio.
Dico comunque che la questione della realizzazione del "canile sanitario" non deve essere ora lo specchio per le allodole, voglio dire cioè che per realizzare tale struttura ci ogliono fondi e tempi..... ed ora non ci sono nè gli uni nè gli altri! Quindi NON SPOSTIAMO L'ATTENZIONE SOLO SULLA STRUTTURA, MA VEDIAMO DI RISOLVERE IL PROBLEMA ODIERNO E NON SPOSTARLO A CHISSA' QUALE DATA! Ci vogliono quindi idee per tamponare ADESSO la situazione che si fà sempre più seria. Dico di più, comincio a pensare che alcuni cani randagi potrebbero aver contratto la "rabbia" e quindi potrebbero essere davvero molto pericolosi.
Non aspettiamo che succeda qualcosa per poi allarmarsi e iniziare la ricerca delle "colpe".... RIMBOCCHIAMOCI LE MANICHE DA SUBITO!

Firmato
Un cittadino amico dei cani manueti

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mercoledì, ottobre 22, 2008

La Casta e la banana


Ieri il sindaco di Roma Gianni Alemanno, parlando a Ballarò, ha detto una di quelle stronzate sesquipedali per le quali la nostra classe politica può a pieno titolo fregiarsi di peggiore del mondo occidentale. L'ex ministro dell'Agricoltura ha detto che lo Stato dovrebbe garantire i crediti delle banche alle famiglie e alle piccole e medie imprese. Oh, ma che buono e sensibile questo Alemannuccio nostro! Peccato che non si capisce proprio perché u' Scazzamurrill', come tantissimi altri contribuenti italiani, pur non avendo mai fatto un debito, dovrebbe pagare per i debiti altrui!!!

Perché così andrebbe a finire. Immaginate un attimo se la genialata del sindaco di Roma andasse in porto cosa accadrebbe: le banche, garantite dallo Stato, sarebbero incentivate a dare mutui anche a gente che oggi non potrebbe accedervi, anche senza garanzie certe, tanto poi paga Pantalone! Così, andrebbe a finire, né più e né meno come in America. Milioni di insolventi e il bilancio pubblico a coprire i danni...Scoppiata una bolla, se ne crea un'altra. Ovviamente i più svantaggiati sarebbero quelli che pagano le tasse, a partire dai lavoratori dipendenti tutti!

Non si può più andare avanti con questi politicanti bravi solo a dire sciocchezze in televisione. Non si può aprire la bocca solo per darle fiato. Specialmente in un momento di crisi come quella in cui siamo. E che, vale la pena ricordarlo, non è iniziata poche settimane fa, ma ormai da tempo, come dimostra il calo del potere d'acquisto dei cittadini italiani.

L'unica soluzione per tamponare un po' la crisi, in verità, sarebbe quella di accrescere il potere d'acquisto dei lavoratori, il che darebbe respiro anche ai consumi. Come si fa? Non è che ci voglia molto: bisogna abbassare le tasse sui salari dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, magari partendo (ma solo partendo), come chiede la Cgil. dalla tredicesima. E bisogna che lo Stato restituisca il "fiscal-drag". Ma con questo governo di magnaccioni è impensabile che gli freghi nulla: ora hanno l'alibi della crisi globale per aiutare gli amici degli amici e fare pagare questi aiuti a banche e "imprenditori" amici ai lavoratori dipendenti. Potete stare certi che non perderà l'occasione.

Ah, a proposito. Come mai da quando c'è questo governo, non ci sono più polemiche sulla "casta"? Forse che sono diminuiti gli stipendi dei parlamentari? No, sono aumentati. Forse che sono diminuite le auto blu? No, nel centro di Roma sono proliferate! Forse che sono diminuiti nepotismi, favoritismi e porcate di tutti i tipi? No, sono come e più di prima!

Insomma, la crisi economica è una banana che gira, gira, gira. Indovinate dove s'infilerà...

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domenica, marzo 23, 2008

Gramsci spiega la Casta


U' Scazzamurrill' non è uno di quelli che, quando certe teorie diventano "fuori moda", rinnegano tutto e buttano all'ammasso decenni d'elaborazione teorica e politica. Lo gnomo è rimasto di sinistra e certe idee, dal suo punto di vista, sono ancora valide. In particolare, a suo parere, restano validissime tanti dei concetti espressi da Antonio Gramsci.

Allora, come mero "divertissement" culturale, proviamo ad analizzare in termini gramsciani una questione centrale nel dibattito politico italiano, e anche torremaggiorese visto l'ultimo Consiglio comunale STRAORDINARIO. Si tratta del tema della "Casta", di cui tanto s'è parlato nell'ultimo anno sui media nazionali.

Ebbene, la "Casta" altro non è che una fascia politico-sociale (chiamarla classe politica è riduttivo, perché non sono solo politici a farne parte) che ha esercitato negli ultimi venti anni l'egemonia in Italia. E qui dobbiamo introdurre una distinzione fondamentale. Non abbiamo parlato di "classe dominante", perché siamo fedeli alla distinzione gramsciana tra "dominio" ed "egemonia". Mentre il primo, infatti, esprime un mero possesso della forza (politica, militare, economica), la seconda invece implica anche la capacità della classe dominante di far combaciare il suo interesse con le aspirazioni delle classi subordinate. Anche per questo, spesso l'egemonia è usata da Gramsci nell'accezione di "egemonia culturale".

Questa distinzione è importante, perché la classe egemone deve avere la capacità non solo di comandare, ma anche di "dirigere" la società. Ovvero di essere "classe dirigente". E deve avere la forza persuasiva di far aderire le classi subordinate al suo progetto. E, tuttavia, accade che l'esercizio dell'egemonia da parte delle classi egemoni entra in crisi. Oggi, ad esempio, abbiamo una situazione economica difficilissima in Italia. I salari sono fermi da un decennio, il paese è esposto alle turbolenze dei mercati internazionali, a partire da quello dell'energia, che provocano rialzi dei prezzi e una spirale inflazionistica. Siamo sull'orlo di una recessione mondiale, che rischia di trovare l'Italia in una situazione di grave fragilità. E, in questo senso, la classe egemone ha esercitato il suo potere contro e non a favore dell'intero tessuto sociale. Nell'ultimo decennio, infatti, se tanti si sono impoveriti, altri si sono arricchiti. Interessi confliggenti, insomma.

Gli ultimi anni hanno dimostrato chiaramente che la "classe dirigente o egemone" italiana non è stata capace di esercitare l'egemonia e, per questo s'è trasformata in "Casta". Cioè, ha perso la capacità di far apparire i propri interessi combacianti con quelli delle classi subordinate, mostrando di essere qualcosa di irrimediabilmente "staccato". Le classi, nell'Occidente capitalista avanzato, devono essere mobili (vd. ascensore sociale), mentre le "caste" indiane sono cristallizzate. Nelle prime dovrebbe contare principalmente il merito, mentre nelle secondo conta solo il censo. L'Italia di oggi pare avvicinarsi più al secondo modello che al primo. Ed è quello che il ceto dominante italiano ha perseguito, rinunciando a essere classe dirigente. Insomma, a mio parere, il termine "Casta", con tutto il suo connotato spregiativo, altro non è che un modo per rappresentare una "crisi d'egemonia".

Cosa accade quando un ceto dominante entra in crisi d'egemonia? E qui si pongono i dubbi. Secondo Gramsci, quando una classe dominante si mostra incapace d'essere egemone, lascia spazio alla classe subordinata per indicare concrete soluzioni che l'accreditino come classe dirigente, allargando la propria visione del mondo ad altre classi e creando il cosiddetto "blocco sociale". Ma, dai tempi di Gramsci, si sono susseguite altre crisi d'egemonia e s'è dimostrato - come ha scritto Giovanni Arrighi - che esistono crisi d'egemonia che non portano a questo risultato, ma a una "riforma" da parte della classe dominante, che permette di recuperare l'egemonia. In quel caso, afferma Arrighi, si può parlare di una "crisi-spia". Ora, se quella attuale in Italia sia una crisi d'egemonia vera e propria o solo una crisi-spia lo capiremo solo col tempo.

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martedì, febbraio 12, 2008

Napoli siamo noi /2


"Napoli siamo noi". Con l'accento sul "noi". La serata a tema di venerdì scorso è stata stimolante e produttiva. La partecipazione è stata superiore alle previsioni, tanto che gli organizzatori avevano scelto una saletta piccola rispetto a quelle che poi si sono rivelate le esigenze reali. Per di più, è stato piacevole vedere tante persone che non la pensano, da un punto di vista politico, in maniera uguale agli organizzatori.

La città partenopea, oggi sommersa dai rifiuti, è stata tre anni fa al centro di un libro di Giorgio Bocca dal titolo, appunto, "Napoli siamo noi". Da questa pubblicazione è partito un excursus che, toccando temi delicati dalla camorra alla gestione scriteriata delle varie amministrazioni regionali - da quella Rastrelli di centrodestra a quella Bassolino di centrosinistra - e alla fine del "rinascimento napoletano" che lo stesso Bassolino aveva contribuito a promuovere nella prima metà degli anni '90, è arrivata a delineare il profilo di quello che possiamo definire un vero e proprio disastro ecologico e sociale.

Ma Napoli non è un'eccezione, è solo il luogo in Italia dove le cose "accadono prima". Questa la tesi sviluppata nella serata, con esempi pratici che vanno dal Nord al Sud e da amministrazioni di destra e sinistra. In realtà, la fragile struttura sociale della Campania, rende più probabili le crisi. Tuttavia, il sistema dei rapporti politici, basato sul controllo di pacchetti di voti su logiche clientelari, è comune a tutto il Paese.

Ovviamente, la Puglia (dove, non dimentichiamolo, esistono 600 discariche abusive scoperte, figuriamoci quelle ancora ignote!) e il nostro territorio non possono dirsi per nulla immuni. Anzi, come è emerso dal dibattito, è integrato nel sistema di rapporti con la Campania per quel che riguarda l'agricoltura. In quanto alla politica, il sistema clientelare fa la parte del leone anche da noi.

Molte le proposte emerse, tra le quali la costituzione di una cooperativa per la raccolta porta a porta dei rifiuti differenziati. Tutto materiale che potrà essere parte del lavoro del nascente Comitato per lo Sviluppo, il quale si pone come punto di riferimento per coloro i quali, al di là del credo politico, intendono aprire un dibattito sulla possibilità di produrre uno sviluppo - equilibrato e sostenibile - per il nostro territorio.

Uno sviluppo che può partire, tuttavia, solo da un punto fermo: la volontà dei giovani di scrollarsi di dosso questa tara del sottosviluppo e di "rifondare" la nostra politica e la nostra economia su basi più solide e più pulite.

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giovedì, agosto 02, 2007

Alla Camera il Nord scippa il Superjet alla Puglia

Per un giorno u' Scazzamurrill' non si occupa di Torremaggiore, non per far tirare un sospiro di sollievo ai magna-magna locali, ma perché sdegnato da una vicenda a suo parere gravissima accaduta alla Camera dei Deputati oggi.

I fatti sono esemplificativi di come certa politica "nordista" chiagn'e fott', fa di tutto per accaparrare l'accaparrabile, e poi si lamenta pure per un presunto "assistenzialismo" destinato al Meridione, che di fatto rappresenta solo le briciole.

Allora, oggi la Camera ha approvato una schifosa mozione presentata dai parlamentari VENETI e dai nazisti della Lega Nord che impegna il Governo a spingere perché il centro per la costruzione del Superjet-100 russo venga costruito a Venezia, e non a Grottaglie (cioè da noi in Puglia) come si prevedeva.

Una mozione oscena, che dimostra quanto sono MAFIOSI certi politicanti del Nord e quanto sono INCAPACI i nostri parlamentari, evidentemente troppo impegnati in festini a base di cocaina e prostitute come recentemente abbiamo scoperto proprio per un "onorevole" nostro corregionale.

Il Superjet-100 della Sukhoi, in base a un accordo firmato a novembre con Alenia Aeronautica, dovrebbe essere commercializzato, allestito e consegnato in Italia. Si prevede la consegna di almeno 1.200 velivoli in 20 anni. Una roba enorme, un investimento da 1 miliardo di euro, che sarebbe andato al Sud, alla Puglia, e invece probabilmente andrà al Nord, al mai sazio Veneto, visto che il governo dovrà avere voce in capitolo sia come co-finanziatore sia come azionista di riferimento di Finmeccanica (Alenia). E, dopo la mozione, difficilmente il governo potrà perorare la causa di Grottaglie.

Insomma, questi "liberali" nordici, sempre pronti a strapparsi le vesti contro il "dirigismo" romanocentrico e l'"assistenzialismo" al Meridione, quando si tratta di casa loro sono prontissimi a diventare dirigisti. Sennò come spiegare il fatto che i parlamentari, cioè la politica, vanno a decidere su questioni che le aziende dovrebbero stabilire AUTONOMAMENTE, IN BASE A CONSIDERAZIONI DI TIPO ECONOMICO? Ovviamente, costoro sono solo dei bavosi che, preoccupati dal venticello antipolitico che gira dalle loro parti, devono dimostrarsi sempre pronti ad assecondare tutte le pulsioni dei loro collegi elettorali. Forse, anche noi elettori del Sud dovremmo cominciare a mettere il peperoncino nel culo ai nostri parlamentari. Così interrompono i festini con cocaina e puttane e si mettono finalmente a lavorare per noi.

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